martedì 22 maggio 2018

Reggio-Emilia: un commento a caldo - Cristiano Lugli

Massimo Camisasca, presiedendo la “veglia anti-omofobia” di Regina Pacis, è intervenuto con un discorso di circa 15 minuti. Come prevedibile, avendo corso troppo, da buon democristiano è corso ai ripari facendo un discorso che, se ascoltato con orecchie di chi vuole raccogliere le briciole salvabili da una triste vicenda dove si è dato modo di sbeffeggiare Cristo e la Chiesa, può sembrare persino ortodosso. 
Il coraggio è stato più di quello previsto, ma purtroppo ormai è tardi e, comunque, resta gravissimo l’aver non solo permesso lo scandalo, ma anche averlo presieduto. Poche ora prima, non contento, il parroco di Regina Pacis ha ribadito in un’intervista che la Chiesa deve aprirsi all’omosessualità e alle nuove terminologie. 
Anche le multinazionali del tabacco, d’altronde, lasciano che si scriva sui pacchetti “il fumo nuoce gravemente alla salute”.
Ma, dopo aver visto il crocifisso arcobaleno di fianco al nome di un vescovo, ogni parola è oro colato per chi vorrebbe sanare l’insanabile.

Fermatelo, marcia per la vita...


Li scansano come appestati, li trattano come monatti. Ma le persone che ieri [Roma, sabato 19 maggio] hanno sfilato nella marcia per la vita pensano quel che pensava l’umanità e la civiltà cristiana in particolare, da sempre. Pensano che la nascita sia un bene e l’aborto un male, che la vita sia da difendere e la morte procurata sia da scoraggiare, che la natura vada rispettata e la volontà del singolo non possa avere valore assoluto. È così criminale questo modo di vedere, è così eversivo? Si può anche non condividerlo, o semplicemente non sentirsi dall’una o dall’altra parte, ma non c’è nulla di torvo, di maligno, di liberticida in questo.

Cessazione dall’ufficio di Romano Pontefice

Riprendo di seguito uno scritto del canonista Gianfranco Ghirlanda, apparso su La Civiltà Cattolica in concomitanza con la notizia dell'abdicazione di Benedetto XVI. Interessante per gli spunti di riflessione, a partire dai casi di vacanza della Sede romana, redatti in un momento in cui ancora non sussisteva l'attuale pontificato.
Il documento fa parte della nutrita serie di articoli che trovate indicizzati qui.

Dal quaderno n 3905 del 2 marzo 2013 de "La civiltà Cattolica", pp. 445-462. 
Gianfranco Ghirlanda S.I.*

Cause della vacanza della Sede Romana

La vacanza della Sede Romana si ha in caso di cessazione dall’ufficio da parte del Romano Pontefice, che si verifica per quattro ragioni:
  1. morte; 
  2. certa e perpetua pazzia o totale infermità mentale; 
  3. notoria apostasia, eresia o scisma; 
  4. rinuncia.
Nel primo caso la Sede Apostolica è vacante dal momento della morte del Romano Pontefice; nel secondo e nel terzo dal momento della dichiarazione da parte dei Cardinali; nel quarto dal momento della rinuncia.

lunedì 21 maggio 2018

monsignor Gullickson, nunzio in Svizzera: «Antiquior è migliore»

Articolo di monsignor Gullickson, pubblicato il 10 dic 2017 sul suo blog Montem Myrrhae [qui]

[...] Qui in Svizzera, il 2017 mi ha offerto tre occasioni - tutte mariane - di celebrare la Messa tradizionale: a Fischingen, una solenne messa papale in occasione di un pellegrinaggio per il centenario delle apparizioni di Fatima; a Sankt Pelagiberg, una messa prelatizia per il Santissimo Nome di Maria; e in questi giorni, a Friburgo, di celebrare l'Immacolata Concezione nella Basilica di Nostra Signora. Questi tre momenti hanno avuto un impatto positivo, davvero caldo e rassicurante, nel mio cuore. Non c'è dubbio che una persona deve tenere il suo cuore pronto a riceverli in questo modo, ma, in ogni caso, la Tradizione o meglio, dovrei dire, la Beata Vergine, ha conquistato il mio cuore nel più delicato dei modi.

Pur senza avere una tale cattedra, vorrei dire ex cathedra che il Vetus Ordo è il modo in cui un vescovo deve celebrare il Santo Sacrificio della Messa. La messa tradizionale, in tutta la sua solennità, porta veramente il vescovo. L'immagine allegata lo illustra abbastanza bene: resto seduto lì al centro, con le mie vecchie ginocchia coperte, e mentre il suddiacono legge il Vangelo in francese, lo ascolto mentre aspetto di pronunciare la mia omelia. Nel Novus Ordo, in seminario, durante l'apprendimento della Messa nei corsi di omiletica, mi è stato insegnato ad essere vivace, ad essere proattivo ... Nel Vetus Ordo la liturgia - con Cristo, il Re Sacerdote, Maria, tutti gli angeli e tutti i santi - mi trasporta nella maniera più sollecita e mi permette di essere cambiato, trasformato, veramente trasformato, in Gesù Cristo. La liturgia porta via il vecchio che è in me e mi rende immagine di qualcosa di cui non sono degno e per cui, dall'inizio alla fine, ripeto il mio Domine, non sum dignus e il mio Miserere nobis  ! È così giusto e adatto alla mia età!

domenica 20 maggio 2018

Il vescovo Schneider su un “Sillabo degli Errori” per la Chiesa moderna

Nella nostra traduzione potete leggere di seguito il testo integrale della interessante intervista - rilasciata da Mons. Athanasius Schneider, vescovo ausiliare di Santa Maria in Astana, a Maike Hickson di OnePeterFive - che passa in rassegna le principali questioni sul tappeto in ambito ecclesiale che coinvolgono il nostro impegno quotidiano di riaffermazione della Verità. L'intervistatrice, nel suo preambolo, considera le parole del vescovo una nuova sorta di “Sillabo degli Errori” per la Chiesa moderna, che costituisce sostanzialmente una correzione fraterna di alcune delle gravi distorsioni della Fede che continuano a circolare non corrette negli ambienti ecclesiali e tra i fedeli.

All'inizio dell'anno, i rappresentanti della Conferenza episcopale tedesca hanno proposto una benedizione delle coppie omosessuali. Quale risposta dare alla luce della dottrina cattolica?

Impartire una benedizione ad una coppia omosessuale significa benedire il peccato non solo degli atti sessuali extraconiugali, ma ciò che è ancor peggio, di atti sessuali tra persone dello stesso sesso, benedire cioè il peccato di sodomia, che è considerato da quasi tutta la storia umana e dall'intera tradizione cristiana come un peccato che grida al cielo (cfr Catechismo della Chiesa Cattolica, 1867). Perché un tale peccato urla al cielo? Perché annulla, contamina e contraddice direttamente la natura e l'ordine della sessualità umana nella mutua complementarità dei due sessi, com'è stata creata dalla infinita saggezza di Dio. Gli atti omosessuali o le relazioni omosessuali sono direttamente contro la ragione e ogni logica, e contro l'esplicita volontà di Dio.

Spunti di meditazione

Ci scrive un lettore.

Le virtù teologali sono la fede, la speranza e la carità. Si chiamano virtù teologali perché sono un dono non uno sforzo dell’uomo. È sbagliato quindi frustrarsi pensando di essere incapaci di fede, di speranza o di amore. Nessuno ci dice che ne dobbiamo essere capaci automaticamente, ci viene piuttosto detto che bisogna essere capaci di domandare e di accogliere questi doni. Liberi da quest’ansia da prestazione veniamo ricollocati con gioia davanti a un Dio che vuole darci questi tre doni. È l’intento di Gesù nel Vangelo quando dice esplicitamente: “Nessuno può venire a me, se non lo attira il Padre che mi ha mandato”. 
  • Quando pensi di non aver fede non perdere tempo a colpevolizzarti, domandala al Signore. 
  • Quando pensi di non avere speranza non perdere tempo a fingere di essere ottimista, domandala al Signore. 
  • Quando pensi di non avere amore, non perdere tempo nel sentirti sbagliato domandalo al Signore. 
In questo domandare Dio risponde attraverso il Figlio. Gesù è la maniera che Dio ha di donarci questi tre doni. I sacramenti sono il Figlio. Soprattutto nell’Eucarestia noi riceviamo una scorta di fede, di speranza e di carità. Riceverla però non ci assicura che la useremo.

sabato 19 maggio 2018

Abbiamo un leader. Politico e cristiano. - Danilo Quinto

A Matteo Salvini, comunque vadano a finire le trattative per formare il Governo con Luigi Di Maio (e con il Capo dello Stato, perché questo è il punto vero, come vedremo), il popolo italiano deve dire solo grazie. La sua azione - molto difficile - ha fino ad ora evitato l'ennesimo "governo tecnico" o "neutrale" (che non può esistere, in teoria e nei fatti), sul quale tutti erano sostanzialmente d'accordo e che molto probabilmente era già pronto, per rinverdire una “tradizione degli ultimi anni, che ha prodotto – a partire dal Governo Monti, il peggiore della storia del nostro Paese – scelte opposte all’espressione della volontà popolare. 
Non sappiamo quello che avverrà nei prossimi giorni. Quello che sappiamo è che Matteo Salvini si dimostra l'unico leader politico che in questo momento è in grado di servire il Paese. Dice parole chiare, libere, oneste, di verità. Parole nobili, che non si sentivano da anni. Coltiva sempre di più la “nobiltà della politica”, una “categoria” totalmente sconosciuta negli ultimi anni. I cittadini devono essergli grati per lo sforzo che sta compiendo, perché “nobiltà della politica” significa svolgere un servizio per il bene comune, mettendo da parte gli interessi e le ambizioni personali. Esiste un leader che non cambia le sue idee (sulla Russia, su Putin, sulla Siria, sull’Europa) e ad esse non rinuncia e questo è già moltissimo in un Paese abituato ai voltagabbana. Non solo. Salvini vuole realizzare le sue idee, per rispetto dei suoi elettori e di tutti i cittadini.

Lettera di un teologo per mons. Camisasca

Note filiali di riflessione per Mons. Camisasca in risposta al Comunicato stampa n. 14/2018 in data 15 maggio AD 2018. [qui]

Vogliamo richiamare alcuni punti del documento per chiarire ‘cristianamente’ le perplessità che hanno provocato, salva ovviamente la buona fede e la certa buona intenzione del Vescovo:
  1. La vicinanza di cui parla Mons. Camisasca (psicologica? pastorale?) “alle persone con orientamento omosessuale (ricordo che nel vocabolario della lobby gay, gli orientati od orientabili  sono coloro che sono in cammino verso l’omosessualità provenendo dall’eterosessualità; il gay è gay orgogliosamente da sempre e non deve essere orientato e nemmeno si definisce con orientamenti gay) affinché si sentano figli della Chiesa…” urta con la realtà dell’omossessuale in quanto l’omosessuale oggettivamente vive relazioni intime con persone dello stesso sesso. L’omossessuale è tale se avverte pulsioni verso lo stesso sesso, ma se praticando ciò che egli definisce ‘amore omo’, desidera vivere, e vive, la sessualità piena esattamente come fanno gli eterosessuali. Quindi l’omosessuale si pone materialmente non solo fuori dalla Chiesa ma, nella Scrittura e nella Tradizione, è considerato posto sotto l’anatema di Dio (cf. Lv 20, 13; Se uno ha con un uomo relazioni carnali come si hanno con una donna, ambedue hanno commesso cosa abominevole; dovranno esser messi a morte; il loro sangue ricadrà su loro…), quindi decade dalla grazia e va ricordata, ipso facto, la scomunica come medicina per l’anima in vista di una eventuale conversione per la salvezza, che implica un cambio di vita e un’adesione totale a Cristo e alla Sua volontà sotto il discernimento della Chiesa che giudica proprio ai fini della salvezza (cf. 1 Cor. 6,9-11; O non sapete che gli ingiusti non erediteranno il regno di Dio? Non illudetevi: né immorali, né idolàtri, né adùlteri, né effeminati, né sodomiti, né ladri, né avari, né ubriaconi, né maldicenti, né rapaci erediteranno il regno di Dio. E tali eravate alcuni di voi; ma siete stati lavati, siete stati santificati, siete stati giustificati nel nome del Signore Gesù Cristo e nello Spirito del nostro Dio!). Proprio ai ‘figli’, la Madre Chiesa deve infliggere ammonizioni anche dolorose ma efficaci in caso di peccato oggettivamente grave, proprio in virtù dell’amore che nutre verso i suoi figli decaduti dalla grazia, orientato, questo sì orientato, al fine della loro auspicata e desiderata salvezza. Quindi la vicinanza psicologica o orientata da scelte pastorali discutibili, o per alcuni scandalose o di altro tipo, non manifesta amore, ma piuttosto, ci scusi Eccellenza, pusillanimità.

venerdì 18 maggio 2018

Nel mondo portiamo Francesco o Cristo?

La 'pubblicità Vaticana si adegua alle leggi del marketing. E deturpa la facciata della Chiesa Romana in cui è custodita la Scala Santa, quella percorsa dal Cristo Signore nel Pretorio, trasportata a Roma da Sant'Elena, madre di Costantino, nel 326. 

"Portiamo Francesco nel mondo"... Non più portiamo Cristo, ma portiamo Bergoglio?

Oltre a rivelare una forma di papolatria di certo stona anche con la Chiesa povera tra i poveri tanto conclamata...

Il card. Müller sull'omofobia e sul gender

Costanza Miriano intervista il card. Gerhard Ludwig Müller, già prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede in occasione della giornata internazionale contro l’omofobia.

Vostra Eminenza, partiamo dall’attualità: domani è la giornata mondiale contro l’omofobia. Sappiamo che la parola è stata inventata in America nel 1971, ma sappiamo anche che le persone che provano attrazione verso lo stesso sesso a volte davvero vivono nella sofferenza. Noi cristiani, chiamati ad amare tutti, come dobbiamo comportarci su questo tema?

L’omofobia, semplicemente non esiste, è chiaramente un’invenzione, uno strumento del dominio totalitario sulla mente degli altri. Al movimento omosessualista mancano gli argomenti scientifici, per questo hanno costruito un’ideologia che vuole dominare, cercando di costruire una sua realtà. E’ lo schema marxista, secondo cui non è la realtà a costruire il pensiero, ma il pensiero che costruisce la realtà. Quindi, chi non accetta questa realtà deve essere considerato malato. Come se, tra l’altro, si potesse agire sulla malattia con la polizia o con i tribunali. D’altra parte in Unione Sovietica i cristiani venivano chiusi nei manicomi: sono i mezzi dei regimi totalitari come il nazionalsocialismo e il comunismo. Oggi in Nord Corea la stessa sorte tocca a chi non accetta il pensiero dominante.